lunedì 22 gennaio 2018

Biadesivo tenace per BANNER metallo vetro ceramica e ABS




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Biadesivo in poliestere con adesivo acrilico modificato ad alta adesione con ottima resistenza nel tempo e ai raggi UV. Grazie alla sua alta adesività può essere utilizzato in una vastissima gamma di applicazioni e su un ampio numero di materiali diversi. Indicato per:
• Bordatura e saldatura banner
• Applicazione su superfici apolari come PE, PP e EPDM
• L’uso con un’ampia gamma di materiali come metallo vetro ceramica e ABS


venerdì 19 gennaio 2018

una delle materie plastiche più diffuse al mondo.






Storia, produzione, trasformazione, mercato e sostenibilità attuale e futura. Tutto quello che avreste voluto sapere su una delle materie plastiche più diffuse al mondo.

Uno dei più studiati. Innanzitutto voglio sottolineare che il PVC è senza alcun dubbio uno dei prodotti più studiati e conosciuti dal punto di vista tecnico-industriale, scientifico e regolatorio di compatibilità con la salute e l’ambiente. Per far ciò oltre ad una descrizione degli sviluppi tecnologici che hanno coinvolto i processi di produzione della filiera del cloro/PVC polimero e della sua trasformazione, sono indicati e presi a riferimento studi di settore sviluppati non solo dalla stessa industria del PVC ma anche, e soprattutto, da Istituzioni Internazionali ed Europee.

Difetti o virtù? Molte volte posizioni preconcette fanno diventare difetti i pregi. Di seguito due esempi:
il fatto che i prodotti in PVC siano resistenti alla degradazione, che qualcuno vede come difetto è in effetti un pregio; le nuove tecnologie/sistemi di riciclo fanno si che la vita media già lunga di molti prodotti in PVC è di molto allungata. L’allungamento della vita in uso porta anche un significativo risparmio in termini di consumo di risorse non rinnovabili che deve aggiungersi al fatto positivo che il PVC polimero è composto da solo il 43% da risorse non rinnovabili quali il petrolio;
Importanza della filiera. L’industria del PVC è un’industria “matura che nasce nel 1936 ed i cui processi di produzione sono stati in grado di adeguarsi ai sempre più restrittivi standard per la protezione dei lavoratori, consumatori ed ambiente. Il PVC è allo stesso tempo un prodotto di “massa” e la sua industria è “rilevante” sia a livello nazionale (oltre 1000 aziende di trasformazione e ca 22.500 addetti diretti), europeo (circa 200.000 addetti diretti con stima indicativa di oltre 4000 aziende) e mondiale.
Quindi l’industria del PVC ed i prodotti in PVC sono una realtà importante economicamente e socialmente e come tutte le altre industrie e prodotti ha molti pregi e magari qualche difetto sicuramente perfettibile ma che comunque rispetta le attuali regolamentazioni.
L’importanza della filiera industriale del PVC in Italia è stata evidenziata attraverso uno studio finanziato dal PVC Forum Italia e sviluppata da Plastic Consult che ha evidenziato per l’Italia:

          1. l’impatto sociale della filiera in termini di numero di addetti diretti ed indiretti e fatturato,
          2.andamento previsionale del mercato della trasformazione nel periodo 2011-2016,
          3.punti di forza e di debolezza dovuti alla specifica situazione italiana,
          4.azioni che i vari soggetti interessati (aziende, Istituzioni e Organi di Regolamentazione) rendicontino l'occupazione.
PVC: COS’ È, COME SI PRODUCE
Il polimero si ottiene dalla polimerizzazione del cloruro di vinile monomero. Il polimero che è formato dal 57% di cloro, proveniente dal sale da cucina, e per il restante 43% da carbonio ed idrogeno, viene additivato con altre sostanze, come stabilizzanti e lubrificanti, per conferirgli specifiche caratteristiche fisico-meccaniche allo scopo di dare le idonee caratteristiche prestazionali necessarie ai molti tipi di manufatti per la cui produzione il PVC può essere usato.
Produzione del PVC.
Il polimero del Cloruro di Vinile, scoperto a metà dell’800, è una polvere bianca. E’ infatti dell’inizio del 900 il primo brevetto sul processo produttivo per la sintesi del cloruro di vinile monomero (CVM) via acetilene ed acido cloridrico. Successivamente ulteriori brevetti sono stati sviluppati per la produzione del CVM attraverso il processo di cracking del dicloroetano (DCE); il DCE può oggi essere prodotto sia con la reazione tra Etilene e acido cloridrico sia con la sintesi diretta tra etilene e cloro.
Anche per il processo di polimerizzazione è stato sottoposto a continui sviluppi tecnologici sia allo scopo di velocizzare la reazione di polimerizzazione che per produrre PVC a pesi molecolari (lunghezza della catena di unità monometriche) diversi e più idonei a dare al manufatto le specifiche caratteristiche prestazionali volute.
Il polimero per essere trasformato in prodotto finito con le caratteristiche desiderate deve essere additivato con altre sostanze; quindi insieme al processo di polimerizzazione sono state continuamente sviluppati sistemi di additivazione sempre più capaci di rendere il PVC non solo più lavorabile ma anche capace di presentare le migliori caratteristiche prestazionali per ciascun manufatto finale.

A cosa serve.
Il PVC è una delle materie plastiche più diffuse e utilizzate al mondo in migliaia di applicazioni, dall’edilizia all’imballaggio alimentare e farmaceutico, dai presidi medico-chirurgici ai materiali per la protezione civile, dalla cartotecnica, alla moda e al design. In questa pagina vi elenco i principali settori applicativi del PVC (valore medio 2003-2011 in Italia –
*Articoli medicali, usi tecnici, altri (valigeria/pelletteria, lastre espanse, nastri trasportatori, PVC i fogli e Rotoli per la comunicazione).
Il futuro del PVC. Proprio le capacità di innovazione tecnico-prestazionale che di sostenibilità delle produzioni e dei prodotti, fanno del PVC un materiale sempre nuovo e sempre più aderente ai tempi e alle necessità del momento della Società e del Mondo.
E’ importante sottolineare infatti il contributo che la filiera del PVC sta dando:
all’ottenimento di prodotti ad elevata prestazione ma a costi accessibili a tutti anche in momenti di crisi economica come quello che si sta vivendo,
alla riduzione delle emissioni di gas serra,
all’utilizzo di sostanze sempre più compatibili con l’ambiente e la salute, in alcuni casi anche in anticipo rispetto a quanto è e verrà richiesto dal Regolamento REACH, una volta completamente attuato,
al Made in Italy,
all’economia nazionale con le sue oltre 1200 aziende di produzione e trasformazione (a cui devono essere aggiunti gli assemblatori ed i distributori).



IMPORTANZA SOCIO ECONOMICA DELLA FILIERA DEL PVC IN ITALIA
Proprio a conferma di quanto in premessa, voglio dare un quadro dell’importanza socio-economica dell’intera filiera del PVC nazionale, dalla produzione della resina alla produzione di compound, dall’industria delle macchine di trasformazione alla trasformazione vera e propria, ricordando il contributo che il PVC dà e potrà ancor più dare alla crescita del Made in Italy.
Qualche numero sul settore. L’aggiornamento di una precedente indagine del 2002-2003 promosso nel 2010 dal PVC Forum Italia, sulla filiera produttiva del PVC in Italia ha confermato il peso e l’importanza della filiera sull’intero sistema industriale nazionale:
oltre 1.000 il numero di aziende coinvolte nella filiera di produzione/trasformazione. A queste devono aggiungersi le migliaia di piccole aziende che utilizzano i manufatti in PVC, tra cui per esempio gli installatori/assemblatori di profili.
ca 45.500 gli addetti direttamente coinvolti nel sistema produttivo (ca 22.500) o nell’indotto e nei settori a valle (altri 23.000 ca)
oltre 8.000 ml € il fatturato annuo
circa 800.000 tonnellate di PVC trasformato (un volume secondo solo alla Germania).
Ad integrazione di questi dati, in collaborazione con Plastic Consult, è stato effettuato un’analisi delle previsioni del mercato della trasformazione del PVC in Italia nel periodo 2011-2016, dove sono state anche analizzate i punti di forza e di debolezza e le azioni che dovrebbero essere messe in atto da tutti i soggetti coinvolti (privati ed Istituzioni) per dare un corretto supporto alla filiera e renderla maggiormente competitiva rispetto alla concorrenza internazionale.

Così in Europa. Dalla mappatura delle capacità produttive nell'Europa a 27 riportata da un documento ufficiale dell'UE (documento BREF sulla definizione delle migliori tecnologie di produzione dei polimeri nella parte relativa al PVC) si evidenzia una capacità massima di produzione di PVC resina di ca 7,2 milioni di tonnellate.
Nel 2006, il mercato europeo del PVC (comprese Est Europa e Turchia) è risultato essere di ca 8.100.000 tonnellate e, senza la crisi si poteva prevedere un fabbisogno di oltre 9.000.000 di tonnellate nel 2011-2013.
Purtroppo la crisi economica del 2008-2010 ha modificato gli scenari previsionali.

LE MATERIE PRIME ED IL PROCESSO DI PRODUZIONE DEL PVC POLIMERO
Il PVC deriva da 2 risorse naturali: sale (57%) e petrolio (43%). L’elettrolisi del cloruro di sodio (sostanzialmente il sale da cucina) produce cloro e soda caustica (NaOH). Il cloro, che è il composto alogeno più abbondante in natura, è essenziale per tutta l’industria chimica come il sale lo è per la vita. Infatti oltre l’85% dei prodotti farmaceutici e oltre la metà dei prodotti chimici dipendono dalla chimica del cloro.
Poiché oltre 1/3 del cloro prodotto viene utilizzato nel PVC, qualora in Europa il PVC fosse messo in difficoltà, non solo si avrebbe un forte negativo impatto sulla produzione di cloro, ma anche sull’industria chimica in generale con il rischio di delocalizzazione verso paesi extra europei.
Come prima detto, la produzione di cloro comporta inevitabilmente la produzione di soda NaOH che è una importante materia prima per molti settori industriali e merceologici e viene utilizzata per la neutralizzazione di sostanze acide, nell’industria della detergenza, nella produzione dei saponi, nel trattamento acque e nell’industria della carta.
Per poter produrre PVC il cloro viene fatto reagire con l’etilene proveniente da impianti cracking del petrolio per formare prima il dicloroetano (EDC) che poi viene trasformato in cloruro di vinile monomero (CVM). Le molecole del CVM vengono unite in un processo chiamato polimerizzazione per formare la resina: una polvere bianca e fine che, una volta mescolata agli additivi, conferisce al PVC le sue qualità speciali.
Processo produttivo.
Il PVC viene prodotto principalmente attraverso processi in sospensione ed in emulsione. Viene prodotto anche con il processo in massa ed il monomero utilizzato per produrre copolimeri cloruro di vinile – acetato di vinile, in ambedue i casi la richiesta di mercato è poco significativa.
Le tecnologie di produzione del PVC sono state oggetto di ricerche approfondite nel corso dei decenni, soprattutto per ciò che concerne il loro impatto sull'ambiente e sulla sicurezza dei lavoratori e sulle emissioni inquinanti.
Oggi su tutti gli impianti di produzione di PVC possono essere utilizzati processi con controllo automatico, a ciclo chiuso e con sistemi di contenimento e abbattimento delle emissioni, tali da consentire livelli di sicurezza, sia per i lavoratori, che per le popolazioni residenti in prossimità degli stabilimenti, e notevolmente superiori ai pur stringenti limiti imposti dall’attuale normativa in materia.

ADDITIVAZIONE E TRASFORMAZIONE DEL PVC
Mentre il PoliVinilCloruro è un polimero, con il termine PVC normalmente si intende in realtà una miscela formata dal polimero e da altre sostanze che conferiscono le caratteristiche idonee alle applicazioni desiderate. A secondo delle varie applicazioni e manufatti, vengono impiegate diverse tipologie di additivi:
Stabilizzanti che impediscono l’invecchiamento e la degradazione termica del prodotto,
Plastificanti per conferire al prodotto flessibilità ed elasticità,
Lubrificanti per facilitare la lavorazione della mescola nelle macchine trasformatrici o per conferire ai corrispondenti manufatti particolari caratteristiche, ad esempio la resistenza alla luce e all’atmosfera,
Pigmenti per colorare.
La trasformazione può avvenire o direttamente da resina miscelata con gli additivi in fase di produzione del manufatto o anche attraverso una fase intermedia detta di compoundazione in cui viene prodotto un blend già predisposto per essere sottoposto alla tecnica di trasformazione desiderata.

NUOVI ADDITIVI E NUOVE FORMULAZIONI
Di seguito vengono presentate con maggior dettaglio tre tra le più importanti famiglie di additivi ed in particolare evidenziate le sostanze che, utilizzate già da oggi, caratterizzeranno sempre più il PVC del futuro rendendolo sempre più sostenibile. Tra gli additivi che non sono state considerati in dettaglio in questo documento vi sono i lubrificanti ed i pigmenti. Di seguito viene evidenziata comunque la loro importanza nel produrre dell’articolo in PVC e nel conferirgli la prestazione desiderata:
- lubrificanti: servono per abbassare la viscosità della massa polimerica e/o come agenti “scivolanti” tra il polimero e fuso e le pareti metalliche durante la lavorazione. Normalmente sono saponi metallici, cere minerali o paraffiniche siliconi, etc
pigmenti: sono utilizzati sostanzialmente per dare il colore desiderato al manufatto, possono essere a base organica o a base inorganica e a seconda dell’applicazione devono soddisfare diverse necessità come per esempio il mantenimento del colore e la stabilità termica e/o alla luce.
Plastificanti.

I plastificanti sono le sostanze che vengono aggiunte alla plastica per renderla flessibile, resiliente e più facile da maneggiare. Molti prodotti, tra cui presidi chirurgici salvavita, cavi elettrici, film, tessuti sintetici per abbigliamento e calzature, componenti per l’industria dell’auto e pavimentazioni devono le loro caratteristiche di flessibilità e morbidezza proprio ai plastificanti utilizzati nella loro produzione.  I plastificanti, ed in particolare gli ftalati, sono tra le sostanze chimiche più studiate da un punto di vista ambientale e tossicologico; negli anni scorsi attraverso un processo di ‘Risk Assessment’ condotto dalla Comunità Europea e, successivamente tramite regolamentazione REACH. A seguito di questi studi, i plastificanti, sono soggetti ad una strettissima regolamentazione che ne assicura l’utilizzo in tutta sicurezza. A livello Europeo è di particolare importanza il “regolamento 793/93/CE: valutazione e controllo del rischio delle sostanze esistenti”.

lunedì 15 gennaio 2018

Brocure Kemica



KEMICA è un produttore leader ed innovativo
di supporti per la stampa digitale di alta qualità,
vinili per il sign, pellicole di laminazione, nastri adesivi e biadesivi sensibili alla pressione, con una forte attenzione su pubblicità e scritte per i display.

link brochure completa

giovedì 11 gennaio 2018

Polimerici e Certificazioni HP



Le pellicole in PVC polimerico sono state progettate per essere altamente resistenti all'influenza degli inchiostri solventi ed hanno eccellenti risultati di stampa con colori ad alta risoluzione con tutte le stampanti digitali ECO-Solvent, Solvent, UV e Latex. I film convincono per le ridotte prestazioni di contrazione e per la perfetta planarità. Le pellicole sono adatte per applicazioni esterne a lungo termine grazie alla spalmatura dell'adesivo base  solvente resistente ai raggi UV e agli agenti atmosferici.








Di seguito i link per scaricare gratuitamente schede tecniche, le certificazioni e gli ICC 

martedì 9 gennaio 2018

POLI-FLEX® STRETCH

POLI-FLEX® STRETCH


POLI-FLEX® STRETCH è un film poliuretanico ad alta elasticità con superficie opaca priva di riflessi ed è adatto per il trasferimento su tessuti come cotone, miscele di poliestere / cotone e poliestere / acrilico.

POLI-FLEX® STRETCH è disponibile nei colori 401S bianco, 402S nero, 404S verde, 406S blu reale, 408S rosso e 410S giallo. Il film può essere utilizzato per le scritte su T-shirt, abbigliamento sportivo, costumi, borse sportive e articoli promozionali.



Lavorazione:

POLI-FLEX® STRETCH può essere tagliato con tutti i plotter attuali. Raccomandiamo l'uso di un coltello standard a 45 °. Dopo aver spellicolato il film flessibile potrà essere trasferito da una termopressa. Il rivestimento in PET deve essere rimosso caldo.

Caratteristiche
Lavabile a 60 ° C, adatto per l'asciugatura a secco e per il lavaggio a secco. I tessuti con impregnazione idrofobica non sono adatti. In questo caso, consigliamo di utilizzare POLI-FLEX® NYLON.

La garanzia di un legame sicuro e duraturo di POLI-FLEX® STRETCH viene fornita solo quando si eseguono le condizioni di temperatura e pressione specificate. Raccomandiamo la valutazione su materiale di prova.

Il film transfer, morbido ed elastico offre un tocco tessile confortevole e convince grazie all'elevato comfort. POLI-FLEX® STRETCH eccelle grazie all'eccellente opacità. POLI-FLEX® STRETCH ha una fodera in PET autoadesiva che consente il riposizionamento.

Le materie prime sono ecologicamente inerti, non contengono PVC, plastificanti o metalli pesanti (secondo la norma OekoTex® Standard 100 categoria 1)

Cartella colori download

Tempi e temperature download

sabato 30 dicembre 2017

Adesivi, base acqua? Solvente? Hot-melt?



Sistemi a base acquosa (dispersione)
Nei sistemi a base acquosa, il veicolo è costituito dall’acqua. Dopo la spalmatura, l’acqua evapora nei canali di essiccazione della spalmatrice.

Sistemi a solvente
Nei sistemi a solvente, il veicolo è costituito da un solvente. Il solvente evapora durante l’essiccazione per poi essere in genere reimmesso nel processo.

Hot melt (solidi al 100%)

Gli hot melt sono solidi al 100% e non prevedono, quindi, l’uso di alcun solvente. Durante la fabbricazione, l’adesivo hot melt viene liquefatto e pompato allo stato fuso ad una testa di spalmatura. Dalla testa di spalmatura, l’adesivo fuso viene premuto attraverso un ugello per andare a formare lo strato di adesivo. Gli adesivi hot melt offrono un’ottima adesione sulle superfici umide. Il limite degli hot melt è nella loro resistenza al calore: se vengono esposti a temperature molto alte durante l’applicazione finale, si fondono di nuovo.

Sistemi uv cross-linked

Gli adesivi acrilici UV rappresentano uno sviluppo tecnologico relativamente recente nel settore degli autoadesivi. Come gli hot melt, essi sono solidi al 100%. Prima di essere spalmati, gli adesivi acrilici UV vengono liquefatti, pompati nella postazione di spalmatura allo stato fuso e, quindi, trattati con radiazioni UV. Ad avviare la reazione di legame è un fotoiniziatore presente nell’adesivo. Tra i vantaggi, vanno ricordati la maggiore resistenza chimica, la coesione (cfr. § 3.3.) e la resistenza al calore. Di conseguenza, gli acrilici UV combinano le migliori caratteristiche delle dispersioni acriliche e degli hot melt a base gomma: resistenza all’acqua, agli agenti chimici, al calore e ai raggi ultravioletti. 




Fattori che influenzano l’adesione
In linea di massima, l’adesione può essere definita come la capacità dell’adesivo di stendersi sulla superficie per poi legarsi ad essa. Dopo l’etichettatura, gli adesivi sensibili alla pressione cominciano
a fluire ed a stabilire un contatto con la superficie di applicazione.



Superfici : Ruvidità
La ruvidità della superficie incide sull’area di contatto dell’adesivo. Se il supporto è molto ruvido, il contatto potrà aver luogo soltanto sui rilievi, mentre gli avvallamenti non verranno in contatto con l’adesivo. L’area di contatto totale sarà piccola e l’adesione che ne deriva bassa. Ne consegue che un adesivo permanente per supporti ruvidi deve coprire adeguatamente gli avvallamenti. Questo può essere realizzato mediante una selezione della materia prima oppure utilizzando una maggior quantità di adesivo. Per gli adesivi rimovibili, le superfici ruvide non rappresentano un ostacolo e la rimovibilità non è un problema. È estremamente raro, infatti, che, nel caso di superfici ruvide, l’adesione sia eccessiva. È molto più probabile, invece, che l’adesione sia scarsa, provocando il distacco delle etichette dalla superficie. Ne consegue che il livello di adesione di un adesivo rimovibile va testato prima di utilizzarlo per l’applicazione commerciale cui è destinato.

Umidità
Le superfici umide rappresentano una sfida impegnativa per l’adesivo. Nell’industria alimentare, i prodotti vengono spesso etichettati in ambienti refrigerati in cui è facile assistere alla formazione di condensa sulla superficie di etichettatura. Lo stesso dicasi dell’etichettatura eseguita all’aperto. Gli adesivi a base acquosa sono in grado di assorbire e quindi di tollerare una certa quantità di umidità. Quando l’eccessiva umidità ne proibisce l’uso, le possibili alternative sono rappresentate dagli hot melt e dagli adesivi a solvente. Essi non subiscono l’influenza dell’umidità in quanto non contengono sostanze che assorbono l’acqua.

Tensione superficiale
La tensione superficiale è la proprietà che induce la superficie di un liquido a comportarsi come se fosse coperta da una sottile pelle elastica. Ecco perché un ago può galleggiare sull’acqua, per esempio. Il fenomeno è da ricondurre alla tendenza delle superfici esposte a contrarsi riducendosi al minimo. La buona stesura dell’adesivo sulla superficie dipende da una regola fondamentale: la tensione superficiale dell’adesivo deve essere inferiore o uguale alla tensione superficiale della superficie del prodotto da etichettare. Gli adesivi acrilici hanno una tensione superficiale relativamente alta. Di conseguenza, gli acrilici aderiscono bene alle superfici con un’elevata tensione superficiale quali il vetro, il metallo e la poliammide (nylon), mentre l’adesione a superfici caratterizzate da una bassa tensione superficiale, quali il PE o il PP, può presentare dei problemi. In questi casi, la tensione superficiale degli acrilici può essere abbassata per migliorarne l’adesione con superfici a bassa tensione superficiale. La tensione superficiale della superficie è molto importante anche nel caso degli adesivi rimovibili. Lo sviluppo di adesivi rimovibili anche nel lungo periodo, su superfici con un’elevata tensione superficiale, è particolarmente impegnativo. Qualche settimana dopo l’etichettatura potrebbe verificarsi un aumento dell’adesione, e quindi una minore rimovibilità,
dovuto al fatto che la tensione superficiale dell’adesivo è inferiore a quella della superficie.

Forma
La forma dei prodotti da etichettare può a volte rappresentare un limite nella scelta dell’adesivo. Provette e piccole bottiglie in cui la superficie è convessa e il raggio corto rappresentano i casi difficili più comuni. Lo stesso dicasi degli spigoli. Su questo tipo di superfici, il frontale tenderà a ritornare alla sua originaria forma piana. Un adesivo con un’elevata forza interna (coesione) permette una buona aderenza dell’etichetta evitando il sollevamento dei bordi. Un altro fattore importante è dato dalla flessibilità del frontale. Film e fogli di carta molto rigidi non sono adatti per prodotti con superficie convessa e a raggio corto.

Temperatura
La temperatura incide sulle proprietà degli adesivi. Con qualche modifica è possibile, tuttavia, regolare il campo di escursione termica entro il quale è possibile applicare l’adesivo. Alle basse temperature gli adesivi si induriscono perdendo adesività, soprattutto l’adesività iniziale. Alle alte temperature, gli adesivi tendono a fluidificare a causa della ridotta forza interna. L’ammorbidimento può incrementare, entro certi limiti, l’adesione, in quanto consente all’adesivo di scorrere aumentando l’area di contatto. Se, tuttavia, l’adesivo si ammorbidisce troppo, incomincia a perdere le sue proprietà adesive, provocando inoltre un fenomeno di debordamento.

Resistenza all’ossidazione e ai raggi ultravioletti
In pratica, per ossidazione si intende l’invecchiamento. Le alte temperature aumentano la velocità di
ossidazione. Gli adesivi acrilici non sono particolarmente soggetti all’ossidazione e quindi sono caratterizzati da una lunga durata di conservazione. Al contrario, gli adesivi a base gomma contengono in genere dei componenti che sono più sensibili all’ossidazione. L’uso di stabilizzatori, tuttavia, può ridurre la velocità di ossidazione di tali adesivi facendo in modo che abbiano una durata di conservazione simile a quella degli acrilici. Con l’ossidazione, l’adesivo inizia ad ingiallire e perde gradualmente le sue proprietà di adesione, diventando, alla fine, talmente duro da perdere ogni adesività. Col tempo, questo succede a tutti gli adesivi ed è per questo motivo che l’indicazione della durata di conservazione è essenziale. I raggi ultravioletti producono il loro maggiore effetto quando l’adesivo viene combinato con un film trasparente. Gli acrilici non modificati presentano una eccellente resistenza ai raggi ultravioletti, laddove gli adesivi a base di gomma sono piuttosto deboli da questo punto di vista. Per “durata di conservazione” si intende il periodo di tempo in cui l’accoppiato (la combinazione di frontale e adesivo) può essere immagazzinato a temperatura e umidità costanti senza comprometterne le proprietà adesive. Normalmente, per “durata di conservazione” non si intende, quindi, l’aspettativa di vita dell’etichetta dopo la sua applicazione sul prodotto.

I raggi ultravioletti possono influenzare negativamente le proprietà degli adesivi.

venerdì 1 dicembre 2017

Ma cos’è un Termoadesivo?









Ma cos’è un Termoadesivo?


I termoadesivi sono delle speciali applicazioni che vengono apportate a tessuti, vestiti, capi d’abbigliamento vari e molto altro ancora  come scarpe, confezioni,  ed hanno tutti una maniera diversa di essere applicati ad essi.
La tecnica di lavorazione sbagliata comporta il rischio di arrivare ad avere un prodotto finale insoddisfacente e quindi invendibile poichè ci ritroveremmo con scritte che danno fastidio al contatto con la pelle, o che si staccano una volta apportate all’oggetto/abbigliamento/tessuto di destinazione.
I termoadesivi vengono impiegati per molteplici applicazioni, che possono arrivare ad essere di diverso tipo:
Termoadesivi per tessuti leggeri, questi termoadesivi sono prodotti che vanno da un peso minimo di 15gr. ad un peso massimo di 45gr., passando per quelli da 23/25gr. I migliori sono da 45gr. poichè si prestano ad essere impiegati in qualsiasi situazione e sono disponibili in una completa gamma colori. Quelli da 15gr. sono invece anche disponibili con una particolare resina idrosolubile che permette l’applicazione su tessuti leggerissimi evitando trasparenze e trapassi.
Termoadesivi per tessuti tecnici, questi termoadesivi sono particolarmente indicati per l’utilizzo su tessuti “difficili” quali ad esempio il nylon o quei tessuti che vengono trattati per la realizzazione di capi impermeabili, sia alla pioggia che al vento. Oggi, con questa nuova tipologia di resina, è possibile garantire il miglior aggancio sulle ultime generazioni di tessuti tecnici.
Termoadesivi per la pelle, questi particolari termoadesivi hanno la peculiarità di essere adatti solo per l’abbigliamento in pelle, dalla guttaperga, agli articoli in cotone e nylon con carta fino ai nuovi prodotti in poliestere texturizzato con rivoluzionarie resine a bassa fusione.
Termoadesivi tintura in capo, i termoadesivi per la tintura in capo vanno bene perché si adattano ad ogni tipo di trattamento cui li si sottopone: dalla tintura fino ai lavaggi “stone wash”, garantendo sempre la massima adesione.
Termoadesivi per capo spalla, i termoadesivi fatti per il capo spalla si adattano perfettamente ad ogni tipo di abbigliamento maschile e femminile: da quello classico ed informale, agli abiti da cerimonia e ai cappotti.
Questi tipi di termoadesivi garantiscono un’ottima adesione ed il giusto sostegno al capo senza minimamente alterare la mano propria del tessuto.
Come abbiamo potuto vedere, l’impiego dei termoadesivi è molto variegato e grazie ad essi è possibile personalizzare ogni cosa si voglia, dai capi d’abbigliamento ai tessuti. Qualunque cosa.

3 elementi necessari per termotrasferire
1) Termotrasferibili

Il termine termotrasferibile significa che il procedimento di trasferimento viene effettuato tramite calore. Il calore è generato appunto da una termopressa che preme a svariate atmosfere (variabile per tessuto) il termoadesivo sul capo. Grazie al calore generato dalla termopressa, il materiale termotresferibile si trasferisce sulla stoffa.
I materiali termostrasferibili si dividono in due famiglie:
I materiali per taglio a plotter. Questi materiali sono intagliabili con un plotter da taglio. La grafica viene creata fisicamente sagomando il materiale nella forma voluta (logo, scritta, numero)
I materiali per plotter stampa&taglio, comunemente chiamati materiali digitali. Questi materiali vengono prima stampati e successivamente sagomati, anche qui nella forma scelta. Si utilizzano allo scopo i plotter stampa&taglio.

I materiali per il taglio con plotter
I materiali per il taglio con plotter si suddividono in due grandi categorie:

Quelli con supporto adesivo;
Quelli con supporto trasparente non adesivo.

Perché lavorare con un materiale con il supporto adesivo?
Un materiale che ha una base adesiva (chiamato supporto appunto) è utile quando le scritte presentano diversi dettagli, che magari, all’atto della spellicolatura, possono rimanere sul materiale asportato. Riposizionare la parte mancante in questo caso, è veramente semplice
Un materiale con supporto adesivo non si muove durante la fase di pressatura, garantendo quindi il giusto posizionamento sul capo.
In più, l’utilizzo di un supporto adesivo semplifica il lavoro dell’operatore poichè l’operazione di spellicolatura, cioè la rimozione del materiale non necessario, è una di quelle che più fanno perdere tempo ed anche noiosa. Se poi bisogna farlo su tante scritte che debbono essere applicate, la cosa diventa veramente impegnativa.

Perché lavorare con un materiale con il supporto non adesivo?
Un materiale che abbia un supporto non adesivo, permette all’operatore di impilare i loghi già tagliati e sfridati (spellicolati) senza che si attacchino l’uno all’altro. Soluzione perfetta quando si devono creare serie di numeri, di scritte o di progressivi.
Solitamente, le schede tecniche dei materiali riportano se il materiale abbia o meno il supporto adesivo. Supporto che è fatto di poliestere, che funge anche da protettivo durante la fase di trasferimento con la pressa.
Queste tipologie di materiali sono sottili, in modo da evitare il fastidioso effetto “patacca” sul capo e di poter consentire la sovrapposizione di più materiali, per creare diverse combinazioni di colore.

2) Il plotter
I plotter consigliati per lavorare su termoadesivo sono di due categorie:

Quelli che tagliano il termoadesivo;
Quelli che stampano e tagliano il termoadesivo.

La differenza è che nel caso del plotter da taglio, potrete lavorare tagliando, secondo la forma che desiderate, del termoadesivo colorato. Create la scritta sul vostro applicativo grafico e la inviate sul plotter che provvederà a tagliarla. Fatto questo, toglierete la parte in eccesso, posizionerete la grafica sulla t-shirt con il proprio supporto di poliestere trasparente e presserete la grafica, posizionata sul capo, con l’apposita pressa per termotrasferimento (vedremo più avanti cos’è).

Nel caso di plotter stampa&taglio
invece, si stampa su apposito materiale termoadesivo e lo si sagoma nella forma voluta. Anche qui, tolta la parte in eccesso, la grafica verrà posizionata sul capo con application tape e trasferita con una pressa a caldo . il procedimento è simile al plotter da taglio con il vantaggio però che la grafica la potete stampare con i colori che più vi piacciono.
Ricordate che con un plotter da stampa&taglio potete fare anche il solo taglio, utilizzando quindi anche i materiali destinati ai plotter da taglio vinile.

3) La pressa
terzo elemento per cominciare a stampare nel mondo della personalizzazione dell’abbigliamento è la pressa, o meglio termopressa. la pressa trasferisce la nostra grafica sul capo, riscaldandola e incollandola (per fusione) sul tessuto.
Esistono diversi tipi di presse, manuali o automatiche. per il momento ci basta sapere che una pressa si compone di un piatto che ospita il nostro capo ed un altro piatto che viene poggiato sopra a pressione. tempo di pressione e temperatura sono regolabili in base al materiale in uso.


N.B. I prodotti Poliflex sono certificati OEKO-Tex standard 100

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